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SUL
TERRORISMO ISRAELIANO
Documentazione
raccolta da Serge Thion
Testi di
NASSER H. ARURI - RONALD BLEIER - NOAM CHOMSKY - NAEIM GILADI
KHALIL NAKHLEH - LIVIA ROKACH - ISRAEL SHAHAK - ARNO WEINSTEIN
ODED YINON
A proposito di
antisemitismo (Graphos)
Serge Thion,
Introduzione. Il terrorismo, nato dal ventre già fecondo...
Ronald Bleier,
In principio era il terrorismo
Il
piano sionista per il Medio Oriente - Nota editoriale (Khalil
Nakhleh) - Prefazione (Israel Shahak) - Oded Yinon,
Una strategia per Israele negli anni Ottanta del Novecento -
Conclusioni (Israel Shahak)
Arno Weinstein,
All'ombra di Stern: la storia segreta di un agente della LEHI
Livia Rokach,
Il terrorismo sacro di
Israele - Prefazione (Noam Chomsky) - Prefazione
alla terza edizione (Nasser H. Aruri) - Introduzione: 1.
Moshe Sarett e il suo Diario personale - 2. Ben Gurion va a Sdeh
Boker: il ritiro spirituale come tattica - 3. Rappresaglia come
guerra - 4. Un'opportunità storica per occupare la Siria
meridionale - 5. Creiamo uno Stato maronita in Libano! - 6.
Terrorismo sacro - 7. L'affare Lavon - 8. Nasser: la coesistenza
con Israele è possibile. Replica di Ben Gurion: Operazione Gaza
- 9. Disperdere i rifugiati palestinesi... - 10. ...e rovesciare
il governo di Nasser - Appendice 1 - Operazione Kibya -
Appendice 2 «E poi vi fu Kafr Qasim...» - Appendice 3 «Presto
il canto si trasformerà in un lamento di morte» - Appendice 4
L'affare Lavon - Appendice 5 Un giornale rivela il tentativo del
governo israeliano di bloccare la pubblicazione de Il terrorismo
sacro di Israele
Naeim Giladi,
Lo scandalo Ben Gurion. - Come l'Haganah e il Mossad eliminarono
degli ebrei [estratti] - Introduzione - 7. Bombe israeliane
contro gli ebrei di Baghdad
Annesso, Sulle lotte
dei popoli oppressi. Terrorismo o controterrorismo? (Graphos)
Nomi citati
È difficile che passi giorno senza che si
sia invitati a ricordare che, oltre all'America di Bush, di
Cheney, di Rumsfeld, di Abu Ghraib e di Guantanamo, delle
multinazionali vampiresche, delle mille e mille nefandezze
perpetrate in ogni angolo della terra, c'è un'altra America che
non si rassegna, che protesta, che si oppone. È vero. È
altrettanto vero che lo stesso non si può dire di Israele, se
non con molte riserve. Si obietterà: ma come, non c'è anche là
gente che non si rassegna, che protesta, che si oppone? È vero.
E quelle coscienze che si rivoltano, anche se in numero
limitatissimo, salvano l'onore del loro popolo. Sappiamo
perfettamente che tra il refusenik e Ariel Sharon passa
un'incommensurabile differenza. Il punto, tuttavia, non è
questo. Il punto è che, almeno sotto un profilo, il refusenik e
Sharon sono sul medesimo piano: l'uno e l'altro stanno là dove
non dovrebbero stare. Se è così, ciò accade come risultato di
una politica che è stata, nonostante il suo inorpellamento in
senso socialista, ma sarebbe meglio dire nazionalsocialista,
storicamente reazionaria nella premessa da cui partiva:
l'inconsistente interpretazione dell'ebraismo come nazionalità.
L'attuazione di tale politica – perseguita per decenni, molto
prima di Sharon, con l'inganno, il ricatto, la prepotenza, la
violenza, l'oppressione, e sempre in un'atmosfera di
intollerabile ipocrisia – ha implicato come conseguenza
necessaria e puntualmente prevista una guerra di stampo razziale
e la catastrofe di quella che era, e in qualche misura rimane
ancora oggi, la frazione del popolo arabo più laica, dunque più
refrattaria alle suggestioni del fondamentalismo religioso. Il
perseguimento di una linea di questo tipo è stato reso
possibile, specialmente dopo la guerra del 1967, solo dalla
capacità dell'ebraismo americano, il più numeroso del mondo,
di condizionare dall'interno, grazie al proprio ingentissimo
peso economico e sociale, la politica di Washington. Altrettanto
efficaci sono state la multiforme rete protettiva stesa intorno
allo Stato sionista dalle comunità ebraiche del mondo intero e
– elemento essenziale, ieri e oggi, di manipolazione
dell'opinione pubblica – l'aureola di intoccabilità creata
intorno all'ebraismo dall'imposizione come indiscutibile verità
storica di una visione radicalmente falsata dei fini, delle
modalità e dei costi umani dell'infame persecuzione di cui si
macchiò l'antisemitismo hitleriano. Oggi, in Europa e fuori
d'Europa, un'opinione pubblica esente nella sua grande
maggioranza da ogni preconcetta ostilità al sionismo è, giorno
dopo giorno, indotta a chiedersi in che cosa la condizione del
popolo palestinese sia diversa da quella dei polacchi sotto il
tallone di ferro del nazismo.
2004
- 8° - br. - 252 pp. - Euro
22,00
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