Lucien Laurat

Stalin, la linguistica e l'imperialismo russo  

1995 - 8° - br. ill. - 72 pp. - Euro 7,24

Nota editoriale – Premessa – Stalin giudica e condanna il suo stesso regime – L'accusato Marr e la sua teoria del linguaggio – Una dottrina mal decantata – La tragicommedia dei mea culpa – La linguistica come strumento dell'imperialismo russo – Conclusioni – Lucien Laurat (1898-1973)

Riproponendoci con questo libretto del 1951 un paradosso che percorre tutta la storia del movimento operaio di questo secolo, Lucien Laurat ci si presenta come un intellettuale in cui una cattiva politica, di stampo socialdemocratico, si sposava ad un buon maneggio di non adulterata teoria, tale da permettergli di trovare nello sviluppo industriale dell'Unione Sovietica e nelle molteplici necessità che esso poneva la base materiale degli spropositi di Stalin grottescamente pontificante in fatto di linguistica. Questi spropositi erano la manifestazione di un imperialismo culturale, in cui la volontà di russificazione delle nazionalità dell'Unione Sovietica si combinava con la crudezza inevitabile di un'accumulazione capitalistica gestita dalle forze che erano riuscite a strangolare il bolscevismo internazionalista e la lotta del proletariato. Il problema, lungi dall'essere superato, si proietta incancrenito nella crisi del cosiddetto "socialismo reale".  

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