CINEMA

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Mathias Balbi

LE OMBRE DELLA PSICHE

NEL WESTERN CLASSICO (1945-1960)  

2001 - 8° - br. ill. - 128 pp. - Euro 16,50

Storia della critica e critica della storia – L'epica e la sua materia: il western – La situazione del genere nel dopoguerra e la genesi dell'«oltre»: il «surwestern» – Neoclassicismo e preromanticismo di John Ford: Sfida infernale (My Darling Clementine, 1946) – Il duello silenzioso e il sogno dentro il sogno: Notte senza fine (Pursued, 1947) – Il melò biblico e le nascoste pulsioni del colore: Duello al sole (Duel in the sun, 1947) – Il «sacro Graal» e le avventure arturiane di Anthony Mann: Winchester '73 (id., 1950) – La spoliazione dell'eroe e la «caduta degli dei» ambiguità di Furia selvaggia (The Left-Handed Gun, 1958) – Un arco di cinema invisibile

Il cinema western è stato per l’America l’espressione artistica e linguistica più vicina all’Epica e al Mito in senso omerico. Il western, genere fondamentale già agli albori dell’arte cinematografica, costruiva un universo manicheo, dotato di un sistema morale trascendente nel quale l’eroe, buon selvaggio russoviano dall’abito immacolato, lottava con il diavolo impersonificato dall’outlaw, o vilain, di nero vestito. Nel western classico, quello degli anni Quaranta (quando André Bazin fa nascere il surwestern) e di buona parte degli anni Cinquanta, questo universo e i suoi personaggi subirono una revisione che diventò in taluni casi rivoluzione estetica. Il surwestern comprende una serie di elementi che arricchiscono il genere e che questo saggio sintetizza principalmente nell’istanza psicanalitica e nella natura nascosta, spesso morbosa, delle sue “categorie” – misoginia, omossessualità latente, fantasma paterno e complesso edipico – analizzando il modello teorico di cinque film prodotti tra il 1945 e il ’60.

Euro 16,50

Carlo Carotti

ALLA RICERCA DEL PARADISO

L'operaio nel cinema italiano (1945-1990)

1992 - 8° - br. ill. - 184 pp. - Euro 13,43

Introduzione – L'operaio: un personaggio immaginario nel cinema neorealista italiano – L'operaio post '56. Gli anni del centro-sinistra – L'operaio negli anni Settanta va in Paradiso? – Appendice: Polemica su Riso amaro tra i lettori de «l'Unità» – Lettera di A. Trombadori, direttore de «Il Contemporaneo», a Palmiro Togliatti – Presentazione e dialoghi di Pelle viva di Giuseppe Fina – L'operaio in fotogrammi – Film e nomi citati

Il cinema italiano ricco di figure sottoproletarie, borghesi e piccolo-borghesi, che sono diventate delle maschere, non ha creato "creato" degli operai immediatamente riconoscibili. Tuttavia non si può sostenere che il cinema italiano non abbia mai varcato i cancelli della fabbrica. Il pur limitato numero di opere offre rappresentazioni in perfetta consonanza con i tempi. Anche la presenza o l’assenza di altri tipi di lavoratori (disoccupati, contadini, pescatori, mondine, dattilografe, muratori, ecc.) è egualmente significativa, in contrapposizione o/e in parallelo. Da oltre un decennio gli operai sono stati dimenticati da registi e produttori: la società "post-industriale" ha fatto anche queste "vittime". Come Riff-Raff ci ha splendidamente dimostrato, nell’Inghilterra della Signora Thatcher ma anche nell’Italia degli anni Ottanta e Novanta, si continua a morire sul lavoro dal vero.

Roberto Lasagna

IL CINEMA AMERICANO DEGLI ANNI NOVANTA

Dimensione istituzionale e figure dell'immaginario

1995 - 8° - br. ill. - 176 pp. - Euro 14,46

Premessa – Hollywood tra noi – I film – Appendice I: La stampa – Appendice II: Lo spirito della cultura di massa – Bibliografia – Nomi citati

La società che si presenta nei film hollywoodiani dei primi anni Novanta è ancora fortemente connotata da implicazioni gerarchiche.
C’è la consapevolezza di come la vita, bella e piacevole, si dipani in rapporti di subordinazione. Ciò non porta tuttavia all’accettazione passiva delle "regole": Non si può parlare di un formalismo dei rapporti sociali accettato senza riserve. È anzi piuttosto frequente la presa di posizione contro un’istituzione specifica (i media – Eroe per caso e Assassini nati –, l’esercito – Codice d’onore – o le forze di polizia – Nel centro del mirino).

Se è possibile parlare di tensione ideale in un buon numero di film, a prevalere è l’«anarchia delle emozioni», complemento psicologico del disagio sociale e testimonianza del fatto che i «valori» della vita pubblica non si sovrappongono a quelli della vita privata. Attraverso una rassegna dei maggiori successi del cinema americano in Italia, sullo sfondo della cultura di massa, viene messa in discussione la tesi corrente del totalitarismo di Hollywood e della sua immoralità.

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